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683.
[FM-2016-390]

La musica per film in Inghilterra / Ernest Irving
Bianco e nero (XI, n. 5-6, maggio-giugno 1950).
Irving passa in rassegna alcuni esempi di musica scritta per film inglesi (cita compositori quali John Greenwood, Georges Auric, William Walton, Richard Addinsell, Clifton Parker). [...]
(critica musicale)
684.
[FM-2017-1216]

I cortometraggi – Variazioni a Comacchio / Tom Granich
Cinema Nuovo (anno V 88, 25 08 1956 ).
Granich si scaglia contro il documentario privo di commento parlato rispolverando per Vancini la stessa categoria usata per De Seta: retorica dell'antiretorica [...]
(critica musicale)
685.
[FM-2020-025]

Schiava della musica / Callisto Cosulich
Amadeus (VI, n. 60, novembre 1994).
L’articolo analizza i film presentati alla 51° Mostra del cinema a Venezia, il più significativo dei quali sul piano musicale è Martha (1974,1994) di Rainer Werner Fassbinder. [...]
(critica musicale)
686.
[FM-2020-030]

Decadente e progressista / Callisto Cosulich
Amadeus (VII, n. 64, marzo 1995).
In occasione dell'uscita del libro di Franco Mannino Visconti e la musica (Akademos & Lim, 1994, Lucca) Callisto Cosulich analizza la bibliografia dedicata a Luchino Visconti e il ruolo della musica nei suoi film. [...]
(critica musicale)
687.
[FM-2016-150]

Necessità d’un nuovo programma / G.
Kines (10.VIII.1930, n. 32 (Vecchia Serie)).
Lo scritto presenta critiche e prese di posizione sul film italiano sonoro e parlante con brevi cenni storici sull’evoluzione tecnica dello stesso (perlopiù meccanica di registrazione). [...]
(critica musicale)
688.
[FM-2016-224]

Musica e cinematografo. Un connubio difficile / Fedele d’Amico
La rassegna musicale (1943, XVI, n. 1).
Lo spunto iniziale del lungo intervento nasce da un precedente articolo di Gianandrea Gavazzeni, pubblicato su «La ruota», intitolato “Un connubio impossibile”. [...]
(critica musicale)
689.
[FM-2016-229]

Lettera da Firenze. Il VII Congresso di Musica / Roman Vlad
La rassegna musicale (1950, XXI, n. 4).
Nella corrispondenza al Settimo congresso internazionale di musica di Firenze, svolto all’interno delle manifestazioni del XIII Maggio Musicale Fiorentino, Vlad indica i nominativi di relatori e partecipanti al congresso sottolineando che, al di là, di quelle relazioni dedicate agli «aspetti squisitamente tecnici» (Previtali e Scherchen), «giuridici» (Cicognini), «di carattere prevalentemente informativo» (Amfiteatrof e Vredenburg) o «limitati ad aspetti particolari» (Thiriet e Keller), «quasi tutte le altre relazioni lasciavano trasparire o esprimevano esplicitamente il disagio dei compositori per la scarsa considerazione di cui gode la musica nella produzione corrente e per le condizioni di lavoro, spesso proibitive, nelle quali i musicisti sono per lo più costretti a dare il loro contributo al film». [...]
(critica musicale)
690.
[FM-2016-240]

La musica nel film / Roberto Leydi
Cinema (III, 36, 15/4/1950).
L’articolo prende spunto da una domanda del musicologo americano Walter Rubesamen sul perché il commento sonoro dei film hollywoodiani ricorra in piccola misura a stili musicali contemporanei; partendo da questa prospettiva Leydi dapprima ricorda come nel cinema francese degli anni Venti e Trenta l’influenza della musica contemporanea fosse ben tangibile, e successivamente, attraverso la partitura composta da Paul Misraki per Manon, evidenzia la decadenza della musica francese coeva nei film. [...]
(critica musicale)
691.
[FM-2016-248]

La musica nel film “western” e nella “horse opera” / Roberto Leydi
Cinema (III, 48, 1/11/1950).
L’articolo opera inizialmente una distinzione tra film western e horse opera: il primo è connotato da accenti epici e da ricordi assunti dalla storia, mentre il secondo – dedicato al solo pubblico americano e quindi non visibile in Europa – ha un aspetto più standardizzato, si basa su una serie di elementi che rimangono invariati ed è fulcrato sulla figura dell’attore. [...]
(critica musicale)
692.
[FM-2016-278]

Rubrica Sette Note. The Astaire Story / Roberto Leydi
Cinema (VII, 135, 10/6/1954).
L’articolo inaugura una nuova rubrica intitolata “Sette note” ed è preceduto da un trafiletto con una dichiarazione di intenti da parte di Roberto Leydi, in cui il critico dichiara che si occuperà solo di colonne sonore che raggiungano un “risultato espressivo” e non di film in cui la musica può essere tranquillamente eliminata senza apportare variazioni di significato all’opera. [...]
(critica musicale)